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Aggiornamento primo capitolo


Finalmente eccoci al blocco di partenza. Questo è un bel traguardo per me, le cui idee finora sono rimaste sempre e solo sulla carta. Sperando che sia di vostro gradimento, ecco a voi la portata del giorno.XD

Title: *Love the Nemesis**
Fandom: X1999
Pairing: SubaruKamui
Warning: Questo capitolo forma un dittico con quello seguente.
Summary: dove si narra del reincontro a distanza di quattro anni, di due persone di nostra conoscenza.






*Love the Nemesis*

Capitolo I :  Moonlight

La luna era particolarmente grande quella sera, e le tenebre, vinte dal suo pallore, sembravano quasi ferirsi al contatto, così che ritirandosi, regalavano man mano alla luce il volto del Sakurazukamori, il suo corpo, le sue mani ancora intrise di scarlatto. Il fenomeno gli parve insolito abbastanza da indurlo a voltarsi verso il cielo. Era raro che la luna fosse così visibile, a Tokyo solitamente le luci della città erano tali da oscurare qualunque altra cosa. Ma quella era ‘la notte’. E se le previsioni erano giuste, di lì a poco sarebbe avvenuta la cattura. Avrebbe potuto fuggire, ma perché farlo, se sapeva che sarebbe stato perfettamente inutile?

Era inevitabile. Come gli avevano detto, quello era il suo destino. E fuggirlo non avrebbe cambiato proprio nulla.

Distolse lo sguardo dal cielo per farlo lentamente scivolare sul pavimento, dove giacevano ancora i cadaveri della coppia che aveva avuto l’ordine di uccidere. Poverini. Non si erano neanche accorti della sua presenza  che probabilmente erano già morti. Meglio così. Odiava guardare gli occhi pieni di terrore di chi era già condannato a morte, anche se ammetteva che concedere loro almeno questo, avrebbe significato tenere in qualche considerazione il fatto che erano esistiti. Ma il rispetto non rientrava più nei suoi compiti.

Era quasi ora. Si preoccupò di volare il più lontano possibile da quel luogo e dai fantasmi che lo infestavano, che parevano quasi volerlo incatenare per sempre lì, ad osservare lo scempio che aveva compiuto. Ora occorreva trovare un posto tranquillo per fronteggiare quello che doveva succedere. Atterrò sul tetto di un palazzo che affacciava su una zona residenziale, alla periferia della città.

Perfetto. Qui non avrebbe avuto problemi, qualunque cosa fosse accaduta. E non sarebbe accaduto nulla: non poteva permettersi alcuno sbaglio, non quando finalmente era stato capace di ritrovare un suo equilibrio.

Quattro anni erano passati da quella terribile notte che aveva deciso il destino della Terra, quattro anni e ancora non riusciva a dimenticare quell’orrore, il dolore di un mondo che sarebbe dovuto finire quella notte, ma che ancora era stato costretto ad esistere, con tutti i suoi mali, le sue contraddizioni, le sue brutture… gli ‘esseri umani’. Essere salvato: per quel pianeta questa era stata la dannazione. L’ultimo tentativo di salvare il salvabile era fallito, e questo era stato l’inizio della fine. Per quanto tempo la Terra sarebbe ancora stata capace di permettere a noi esseri umani di sopravvivere? 50 anni? Un secolo? O forse due? Perlomeno saremmo morti insieme, noi e la Terra. Che consolazione.

E quando aveva appena iniziato a pensare di potersi lasciare tutto alla spalle, ecco che invece l’incubo tornava: doveva scappare, lontano; per quattro anni era fuggito, disperatamente, sapendo che un giorno /questa notte, precisamente/ avrebbe dovuto affrontare la questione, eppure mai, neppure per un attimo, era riuscito a trovare anche un solo motivo per fermarsi, per guardare in faccia colui che seguendolo, lo dannava. Eppure doveva saperlo che era tutto inutile, che anche se lo avesse raggiunto, come stava per fare, nulla sarebbe cambiato, nella vita di entrambi. Quali risposte pretendeva? Cosa voleva da un uomo che non possedeva più alcuna certezza, che per trovare un posto nel mondo si era abbassato a fare il sicario? Forse lo odiava? E perché? Perché non era la persona che sperava che fosse? Che stupidaggine.

Sicuramente sapeva che lui non poteva salvarlo. Doveva aver visto le sue vittime, una ad una. E dopo una cosa del genere, come poteva esistere ancora qualcuno che potesse assolverlo? Questa era certamente una bella speranza da nutrire, ma decisamente ipocrita, e per questo aveva deciso di rinunciarvi.

La notte gli gelava il viso. Quanto tempo avrebbe dovuto ancora aspettare? Era tentato d’andarsene, e invece rimase ancora lì, fumando nel tentativo di rendere il freddo meno pungente. Gli tornò in mente quella sera al Rainbow Bridge, quando stava aspettando il drago dalla terra che avrebbe dovuto, secondo le previsioni di Hinoto, distruggere quel luogo. Sinceramente non si aspettava di trovare lì Seishiro, ma forse, se aveva accettato di venire, era proprio perché sapeva che ci sarebbe stato lui lì, quel giorno. Purtroppo.

Fece un sospiro, quasi per liberarsi da quei pensieri. Era da tempo che non si concedeva più di ricordare certe cose, preferendo l’oblio al dolore, ma doveva ammettere che pensarvi a distanza di quattro anni, sicuramente faceva un certo effetto. Eppure era la sua vita: allora cos’era quel principio di indifferenza che sentiva in fondo al cuore? Per essere un Sakurazukamori aveva forse perso se stesso?

/Per permettere a Seishiro di sopravvivere/

…aveva cancellato quel Subaru Sumeragi da cui ‘lui’ aveva tanto voluto essere ucciso?

Possibile. In fondo non si sentiva di escludere nemmeno la possibilità che il motivo per cui non provava più alcun sentimento, fosse riconducibile al fatto che Seishiro non esisteva più. Che senso avrebbe avuto, infatti, continuare ad essere in quel modo, se non esiste più la persona per cui siamo diventati tali? Le persone cambiano, se scelgono di continuare a vivere. E lui aveva scelto di diventare un assassino. Per Seishiro? Forse. Ma neanche questo dopotutto, aveva più molta importanza, dato che quell’uomo era morto. E la morte è la fine di tutto.

Un rumore lo distolse dai suoi pensieri. Qualcuno stava arrivando, e a giudicare dal suo passo, se la stava prendendo anche abbastanza comoda. Era ancora nascosto dall’ombra, ma Subaru non dovette aspettare che uscisse alla luce della luna per avere la certezza che fosse lui.

Kamui era cambiato in quei quattro anni. Era diventato più alto e meno gracile, anche se ancora qualcosa della sua persona suggeriva l’idea di essere miseramente fragile; forse erano gli arti, sottili quasi come se fossero affetti da rachitismo, anche se questo suonava poco elegante. Inoltre una certa aria di trascuratezza esalava dal suo corpo: decisamente questi anni avevano nociuto più a Kamui che a lui. Ma lo shock peggiore era lo sguardo, duro, sarcastico, a tratti detestabile, come può esserlo solo quello di chi guardando avanti verso il nulla, sembra prendersi gioco di chi gli è davanti.

Almeno però, non sembrava aver perso se stesso. E ne fu invidioso, anche se questa sciocca sensazione durò solo un attimo.

“Ti aspettavo molto prima”

“Quando ho capito che non saresti scappato, ho deciso di prendermela comoda” Il prezzo per avermi fatto aspettare quattro anni, giusto?

“Perché mi cercavi?”

“Non ci arrivi da solo?” qui lo sguardo di Kamui si incattivì. E Subaru per un attimo ne ebbe paura.

“Desideri uccidermi?”

L’espressione di Kamui si contrasse in un ghigno derisorio.

“Era questo che temevi?” Il motivo per cui scappavi, era questo?

Subaru non rispose. O, meglio, non aveva nessuna intenzione di rispondere a domande come quella, fatte a caso da chi non sapeva nulla.

Il silenzio si fece opprimente e Kamui, scocciato, assunse apposta un tono provocatorio.

“E anche se fosse? Anche se volessi ucciderti, ci sarebbe qualcosa di male, dopo tutto quello che hai fatto?” Inaudito che un assassino avesse paura di morire. Che quell’assassino poi fosse Subaru, era ancora più incredibile: gli dava quasi l’impressione di non conoscerlo affatto. Non che fosse fondamentale, ma la sensazione per cui tutti quelli che lo circondavano sembravano lentamente impazzire, certo non aiutava. Ma Kamui non poteva sprecare l’unica possibilità che aveva per parlargli, dopotutto erano quattro anni che aspettava, quattro interminabili anni passati cercando di capire dove si nascondesse, il motivo per cui fuggisse così, quasi a voler dare prova della sua colpevolezza. 

Subaru intanto era rimasto silente; evidentemente non era così stupido da rispondere a provocazioni ostentate come quella. Kamui tirò un sospiro prima di continuare, quasi come una promessa a moderare i toni.

“…potrei dirti un miliardo di cose come questa, ma non sono qui per farti la morale su come hai vissuto in questi anni. Non penso nemmeno di essere la persona più adatta per dirti alcunché. Se sono qui è perché cerco delle risposte da te” e qui fece un pausa, probabilmente aspettando un cenno di assenso che non sarebbe mai arrivato.

 Era stato uno stupido a preoccuparsi, /quel futuro/ era ancora lontano dal realizzarsi. Ma non per questo avrebbe sottovalutato il problema. Che dirgli? Cosa voleva sentirsi dire? La verità? Ma per favore. Venirla a chiedere al Sakurazukamori era assurdo, ed era sicuro che Kamui ne fosse cosciente. Era anche vero che se Kamui lo aveva inseguito per questi anni era solo colpa sua. Allora cosa avrebbe dovuto fare? Giustificare la propria debolezza? Quello stupido pensava davvero che lui avrebbe accettato di fare una cosa simile?

Kamui si fece prendere dall’agitazione. Non gli piaceva l’atmosfera che si era creata; non che si aspettasse qualcosa in particolare, ma quella gelida tensione pareva quasi rendere vani tutti i suoi sforzi. Che significato aveva avuto inseguirlo così, se poi quello che otteneva era questo? E l’inquietudine si trasformò in rabbia.

“Non mi dici nulla?” L’irritazione impregnava le sue parole, mentre l’espressione rifletteva tutta la sua amarezza.

Aveva visto la sua vita cadere a pezzi dopo la fine del mondo. Aveva sperato di morire, ma era stato curato. Anche dei suoi ‘amici’ era rimasto ben poco: Sorata era morto, Arashi era scomparsa, Karen era morta per proteggere Seichiro, che quindi si era salvato insieme a Yuzuriha. Ma anche solo loro due, come avrebbe potuto essere in grado di guardarli negli occhi? Cosa avrebbero mai potuto dirgli? Forse grazie per aver salvato la Terra? Bella roba, se il prezzo da pagare era stato la morte di Fuuma. No, era disgustato. E non poteva nemmeno morire, perché Fuuma aveva dato la sua vita per quella ben più miserabile e deprecabile di ‘Kamui’. Cosa gli rimaneva da fare? Così, senza più un motivo per vivere… aveva inseguito quell’uomo. Era colpa sua se non riusciva più a cadere in coma, per quello che aveva osato dirgli prima di andarsene e scomparire per sempre dalla sua vita. Perché aveva pronunciato quelle parole? E poi come aveva potuto andarsene, lasciandolo lì così? L’unica persona che lo comprendesse abbastanza bene da condividere il suo dolore, perché gli aveva chiesto di perdonarlo? Lo aveva odiato, e probabilmente lo odiava ancora abbastanza da poterlo uccidere. Era solo colpa del suo egoismo, se ancora esisteva a questo mondo nonostante vivere fosse una punizione.

Subaru intanto lo osservava. Attentamente cercava di cogliere ogni sfumatura della persona che si trovava davanti, ma più a lungo lo guardava, più non riusciva a ritrovarsi nella figura di Kamui. Il ragazzo che conosceva lui era dolce, fragile, sempre attento a chi lo circondava; non infieriva sulle colpe altrui per trovarsi in una posizione di vantaggio. Era cambiato molto, forse troppo per i suoi gusti, anche se ammetteva che era infinitamente più semplice trattare con una persona che aveva perso ogni illusione: non rischiava di spezzarsi al primo colpo.

“Vuoi farmi credere che mi hai inseguito solo per chiedermi perché quel giorno io ti avessi chiesto perdono? Commovente.” E così dicendo tirò fuori una sigaretta dal pacchetto. Era una Mild Seven.

Kamui sembrò quasi azzannarlo con lo sguardo: quello non era Subaru, ma il Sakurazukamori. Poco male. Sarebbe stato solo un po’ più difficile da trattare, ma niente di davvero complicato. Poteva farcela.

“Eh, no. Semplice cavarsela così, non ti pare?” e sfoderò un sorriso che più falso di quello non ne esistevano. Quello stronzo. Come osava? Di chi era la colpa, se erano arrivati a quel punto? Scappare così: cosa pensava, che lui si sarebbe arreso al primo tentativo e lo avrebbe lasciato andare? Dopo quella maledetta notte, aveva perso tutto. Sul letto d’ospedale, passava la giornate guardando fuori la finestra, in silenzio, con la sola compagnia di quelle maledette domande rimaste senza risposta, forse per sempre. A Fuuma non poteva più chiedere, ma ‘lui’ era ancora vivo. Anche se era come se non lo fosse più, per quanto lo concerneva. Ma piano piano era come se quelle domande avessero cominciato a divorare il suo mondo, a distruggerlo lentamente, perché quando non si hanno più certezze, il dubbio ingoia ogni cosa. L’inizio dell’incubo. Avrebbe potuto essere anche Arashi, ma aveva iniziato col cercare questo infame perché lei sicuramente rappresentava un tasto molto più delicato, dopo la morte di Sorata. Ma quattro anni. Aveva pur diritto a qualche spiegazione, no? Non che avesse avuto qualcosa di meglio da fare per tutto quel tempo, anzi, quando non si ha la forza per guardare avanti, la cosa migliore era decisamente fare come aveva fatto lui, ovvero attaccarsi a qualche stupido motivo e testardamente avanzare. Anche se forse sarebbe stato davvero meglio seguire Arashi, dato che l’unica traccia che lui si lasciava dietro erano quei maledetti cadaveri.

Subaru si ritrovò all’improvviso alle strette. Cosa pretendeva da lui? E Kamui approfittò di quel momento di palese incertezza per affondare la sua lama.

“Perché fuggivi?” perché quel giorno … ma non ebbe il coraggio di terminare il pensiero.

Subaru chiuse gli occhi in preda ad un dolore acuto. Di nuovo quel dolore lo martoriava, lo stesso che lo aveva colto la notte in cui era stato costretto a rivivere la morte di Seishiro nei panni di quei due ragazzi. Rivide con gli occhi della mente la silhouette di Kamui mentre piangeva sul corpo dell’altro Kamui, i suoi occhi vuoti mentre fissava il nulla piangendo scompostamente, le sue braccia ancora strette intorno al suo collo. E lui come un folle, se ne era sentito responsabile. Non ne aveva motivo, dopotutto lo aveva messo in guardia in ogni modo, eppure si era sentito ‘inutile’. Ancora. Impotente, completamente. Non riusciva a capire Kamui. Perché alla fine aveva scelto di ucciderlo? Era una persona così gentile da rinunciare alla propria felicità per quella di Fuuma?

… Non aveva seguito neppure uno dei suoi consigli, alla fine.

“Non fuggivo. Sei tu che non sei stato abile nel cercarmi.”

/Bugiardo./ Non nascondere 'a me' la verità.

“Perché sei fuggito da me?” Perché non hai permesso ‘a me’ di trovarti?

“Come ho detto, è compito del Sakurazukamori nascondersi e uccidere tutti coloro che lo vedono in volto.” Non sei tu la persona che è in grado di trovarmi, Kamui. Non forzare la mano.

Kamui perse la pazienza. Quel testardo si rifiutava di fare l’unica cosa che potesse fare per lui.

“Allora immagino che non mi dirai nemmeno perché mi hai chiesto perdono lasciandomi lì in preda alla disperazione.”

Subaru tacque. Doveva spiegargli di quell’assurda debolezza? Di quel trauma che si portava dietro sin da quando era solo un bambino? Non esisteva. O perlomeno non avrebbe mai ammesso una cosa del genere ora che non aveva più senso farlo. Il passato … era passato. Che senso aveva indugiarvi così, attaccarsi all’immagine di un se stesso che ormai non esisteva più? No, era solo un pretesto. Lo sentiva. Kamui lo aveva solo usato per avere un motivo per cui continuare a vivere, e quella per lui era la resa dei conti. Che seccatura.

“Vieni con me.”

“Dove?” Lo sguardo di Kamui si era riempito di diffidenza, sentendo la proposta del Sakurazukamori. Non ne capiva le intenzioni e per questo fidarsi poteva essere pericoloso.

“Non riesci più a fidarti di me?” Qualcosa in quella frase suonò doloroso per Kamui. Incerto lo fissò negli occhi. Ma quell’espressione e persino quella trista malinconia, erano le sue, le avrebbe riconosciute tra mille: non erano del Sakurazukamori, appartenevano a Subaru.

Senza una parola Kamui tese la propria mano in direzione di quella dell’altro, che solo dopo un attimo di esitazione la prese, trascinandolo con sé tra le tenebre, lontano dalla pallida ma rassicurante luce della luna.


 




Comments

( 4 Fallen Leaves — Leave a leaf )
madhatter_hali
Sep. 17th, 2008 07:32 pm (UTC)
oddio...da dove parto..
a bhe certo! ti odio perchè fuuma è morto U.U
ma andiamo avantiXD
guardando kamui mi viene in mente ange...perchè?non deveXD
e subaro..oddio subaru...mi piace da morire.
questo capitolo è molto molto più chiaro rispetto al prologo bravissima^^
e alla fine..lacrimuccia per forza.
avevo la pelle d'oca e per un attimo mi sono anche sentita triste per kamui.
ma solo un attimo sia chiaro!!!XD
no davvero complimentoni^^
me va a postare la hali-icchy a dopoooo^^
eris4
Sep. 17th, 2008 07:44 pm (UTC)
L'ho già detto e lo ripeto: uccidere Fuuma è stata una cosa per me difficilissima, ma se fosse rimasto in vita, sarebbero stati dolori per lui. E un Fuuma paturniato in mezzo ad un Subaru ed un Kamui paturniati, sarebbe stato una tragedia anche per i lettori.XD
A presto!
sonadow_yuffie
Sep. 17th, 2008 08:34 pm (UTC)
Stasera non ho tempo, ma... YAY! Nuovo capitolo! Nel complesso non mi ispiace, entro venerdì ti faccio un commento decente ^^
eris4
Sep. 17th, 2008 08:37 pm (UTC)
Allora lo aspetto!XD
( 4 Fallen Leaves — Leave a leaf )