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Aggiornamento secondo capitolo


Eccoci al secondo capitolo! Tutto nasce da qui, dalla loro ennesima separazione, dal desiderio di ritrovare l'un nell'altro le persone che erano nonostante questo sia impossibile. La seconda parte di un dialogo che doveva essere l'ultimo, ma che in realtà è il primo di una lunga serie.

Title: *Love the Nemesis**
Fandom: X1999
Pairing: SubaruKamui
Warning: seconda parte del dialogo del primo capitolo.
Summary: dove Kamui scopre che seguire Subaru è stato un errore che pagherà caro. 

NB Per i capitoli precedenti, cliccare il tag *love the nemesis*

Prossimo aggiornamento: 1 ottobre 2008


*Love the Nemesis*

Capitolo II : Home

Subaru condusse Kamui nei pressi di un grattacielo in centro Tokyo. Kamui lo conosceva, era uno di quei luoghi che ospitava gli uffici delle aziende di comunicazione, ma perché portarlo lì? Non capiva, e capì ancora meno quando Subaru gli fece cenno di seguirlo all’interno. Al pianoterra c’era la reception, da cui Subaru ritirò una chiave, come se si trattasse di un albergo. “È con me” disse, giustificando così la presenza di Kamui agli occhi del ‘portiere’ che continuava a fissarlo sospettosamente. Presero l’ascensore, e raggiunsero l’ultimo piano, dove con sorpresa scoprì che si trovava un’unica porta, nonostante l’elevata estensione del piano. Subaru usò la chiave per aprire e quello che apparve davanti agli occhi del ragazzo era un appartamento in piena regola.

“È casa tua…?” L’esitazione fece tremare la sua voce.

“Si. Una delle tante.” La naturalezza con cui Subaru aveva ammesso questo era stupefacente per Kamui, che se ne sentì leggermente irritato. Ne parlava come se fosse ovvio, quando sapeva perfettamente che non lo era affatto.

“Tu non hai idea di quanto io abbia cercato questo luogo.” Dato che non riuscivo a trovare ‘te’, ho pensato di venire ‘qui’, innumerevoli volte. Mai ho smesso di cercarlo, sai? Ma l’emozione gli bloccava la voce in gola. Era troppo per lui ritrovarsi davanti agli occhi la prova della propria stoltezza e incapacità con quella semplicità mostruosa. E Subaru lo sapeva, perciò taceva aspettando che Kamui riprendesse a parlare.

“… ma era protetto da molti sigilli, troppi.” La verità? Non ci sono riuscito, perché ero troppo debole. Potrò mai perdonarmi per questo? Per quella debolezza che è costata la vita all’unica persona che abbia mai deciso di proteggere?

“Non sono opera mia.” Quando sono diventato Sakurazukamori “…sono stati loro a guidarmi nella casa del precedente capofamiglia e mi hanno seguito anche nella mia attuale dimora. Si tratta di incantesimi antichi e potenti, a cui non esiste rimedio” perciò non incolparti a quel modo, Kamui. Tu sei forte.

Kamui sorrise. La dolcezza nella voce di quell’uomo era sempre la stessa, non era cambiata di una virgola. Poteva star anche fingendo, che non gli sarebbe importato granché, fintanto che lui avesse continuato a recitare la parte di Subaru.

La casa, in stile occidentale, presentava all’ingresso un piccolo atrio con attaccapanni annesso, che dava su un salone arredato in modo semplice e funzionale. Le pareti, candide, contrastavano con il divano in pelle nera che abbracciava la stanza, mentre al centro troneggiava un tavolino in vetro su cui poggiava un posacenere. Da questa stanza si diramavano dai lati due corridoi curvi su cui, per quel che poteva vedere, davano delle porte che avevano l’aria di essere stanze da letto, mentre dal lato opposto all’ingresso, attraverso un arco, il salone si collegava idealmente alla cucina. Kamui ne stava osservando i particolari, quando si accorse che a causa della curiosità che nutriva nei confronti di quel luogo, si  era dimenticato di togliersi le scarpe prima di entrare. Stava per chiedere scusa e tornare nell’atrio, quando vide che neanche Subaru lo aveva fatto, né nell’atrio ricordava di aver visto babbucce per gli ospiti. Decise di lasciare perdere. Si tolse la giacca e si accomodò sul divano, là dove Subaru gli aveva indicato di sedersi.

“Ti va un caffè?” Kamui respinse l’invito scuotendo la testa. Aveva solo bisogno di sapere, ora.

“Perché mi hai portato qui?” La casa del Sakurazukamori deve rimanere segreta a tutti, no?

“Avevi bisogno di risposte, hai detto.”

“Quando ti ho fatto le mie domande sei rimasto in silenzio, mi sembra.”

“Perché quelle erano risposte che non potevo darti” che non volevo darti.

“Adesso decidi tu cosa è bene che io sappia?” Il tono, aspro, ferì le orecchie di Subaru.

“Non era questo che intendevo, lo sai.” Non rendermi le cose più difficili.

“E di cosa vorresti che parlassimo? Del passato, forse?!”

Subaru si arrese. Abbassò lo sguardo posandolo sul tavolino lì accanto, mentre la sua mente si perdeva nei propri pensieri. Trattare con Kamui era diventato difficile per lui. Certo, forse portarlo lì non era stata un’idea brillante, ma come spiegargli quel bisogno improvviso di avere qualcuno con cui parlare dopo così tanto tempo? Era anche vero che le circostanze non erano le migliori, insomma, dopotutto lo aveva mollato come un sacco di patate dopo avergli chiesto scusa, e, quando aveva capito che lo stava cercando, gli era sfuggito per quattro anni. No, decisamente dal punto di vista di Kamui quella non era una bella situazione. Non lo si poteva biasimare, se si comportava così.

Kamui si morse un labbro. Adesso gli tirava fuori anche l’aria ferita? Se l’era cercata. Ma sospirò profondamente. No, non poteva continuare così. In fondo Subaru era il Sakurazukamori e come tale doveva tutelarsi. Se tra i suoi doveri c’era quello di nascondersi dal mondo, allora in questo caso era lui a star sbagliando, accusandolo in quel modo, giusto? Doveva costringersi a pensarla così, anche se non riusciva a togliersi di dosso la fastidiosa sensazione di star mentendo a se stesso. Dopotutto se Subaru aveva scelto di essere un Sakurazukamori, lui non poteva farci nulla, né aveva il diritto di dirgli alcunché. Perciò era inutile che si sentisse offeso da questo.

“Non volevo. Ho esagerato.” Scusami.

Subaru sorrise e Kamui si ritrovò a osservarlo bene per la prima volta dopo quattro anni. Non era cambiato molto. Ogni suo gesto, il portamento, come anche i suoi atteggiamenti, emanavano un’aria adulta ed elegante che ben si accompagnava col suo sorriso. Anche se, a dire la verità, lo preferiva quando era più insicuro: gli dava l’impressione che la persona che aveva davanti fosse ‘reale’. Sincera. Ma le persone cambiano, su questo non aveva alcun dubbio; neanche Subaru sarebbe tornato ad essere lo stesso, mai più. Lo sguardo gli cadde sulle mani dell’uomo: erano ancora scarlatte. Inavvertitamente contrasse il viso; qualche frase dolce non poteva cambiare ciò che era stato. Subaru era un assassino e proprio per questo da lui non poteva aspettarsi più nulla. Ma allora perché non riusciva a smettere di desiderare di riuscire a scorgere un po’ più del suo Subaru in quell’uomo?

“Quanti ne hai uccisi?”

Fu il tono piatto con cui furono pronunciate queste parole, a colpire Subaru. Un dolore intenso lo attraversò, mentre la sua mente viaggiava a ritroso in quei quattro anni. Come avrebbe potuto ricordare? Come avrebbe potuto dimenticare? Tutti. Se li ricordava tutti, i volti. Perché nel caso non fosse stato così, sarebbe impazzito, sicuramente. Si guardò le palme delle mani.

“Sono queste a turbarti tanto?” e così dicendo le alzò a livello del viso. I suoi occhi, contratti dal tormento, per un attimo a Kamui sembrarono lucidi. Peccato fosse impossibile.

Dato che Kamui non dava segno di voler rispondere, Subaru si alzò, e recandosi in cucina, lavò la mani nel lavello. Poi, tornò a sedersi. Ora erano bianche, anzi, dello stesso colore della luna.

“Questo non cambia il fatto che quelle persone siano morte.”

“Forse no, ma cambia per me” e anche per te. Per quanto sia deprecabile, anche tu sei così, no? Anche tu hai fatto così per poterti lasciare indietro la ‘sua’ morte, per evitare di impazzire.

Kamui si sentì male. Non poteva accettare quelle parole, non ancora, non più. Il peso, la consapevolezza delle proprie azioni, gli fecero girare lo stomaco per un attimo. Per quattro anni aveva vissuto alla giornata, cercando di non pensare alle proprie colpe; ma vedersi sbattere così in faccia quelle parole, era troppo. Si sforzò quindi di mantenere quel poco di contegno che ancora gli rimaneva per assumere un’espressione neutra, per cancellare tutti quei sentimenti che sembravano traboccare. Non gliel’avrebbe data vinta. Non ad uno che per sopravvivere aveva ucciso per primo se stesso.

Subaru aveva notato l’espressione disgustata di Kamui, ma fece finta di niente. Non sapeva che farsene della sua disapprovazione. Piuttosto era meglio smettere di parlare di sé: aveva l’impressione che Kamui non avrebbe gradito sapere di più.

 “Dove hai alloggiato, finora?” Kamui trasalì nel sentire la domanda, arrivata quasi a bruciapelo. Era il suo turno di fargli domande, ora? Ma si sforzò ugualmente di rispondere.

“Non è che abbia dimora fissa. Il più delle volte alloggio all’istituto CLAMP, ma è capitato anche che passassi mesi in alberghi un po’ più… ‘così’.” Non riuscivo a darmi pace, né possedevo la forza necessaria per rifarmi una vita. Non quando il senso di colpa si faceva più forte della mia volontà di sopravvivere.

“E hai già pensato a quello che farai d’ora in poi?” …Si divertiva a metterlo in difficoltà, forse?

“Futuro? Non ci ho pensato. Nokoru mi sta dando una mano a cercare Arashi, ma niente di più. Mi mancano due anni per finire il liceo, forse posso arrangiarmi a prendere un diploma presso qualche scuola serale. Lavorare nei locali come cameriere, non penso sia male, potrei provarci, no?” e qui fece un debole sorriso.

All’improvviso vide Subaru fare un’espressione di disappunto: fu solo così che si accorse che una lacrima, sfuggita al suo selvaggio tentativo di reprimere le proprie emozioni, era scivolata lunga giù per il viso, laddove l’aveva trovata lo sguardo attento di Subaru.

“Oh…” La vergogna si dipinse nei suoi occhi, mentre sentiva il volto andare in fiamme. Sentì Subaru alzarsi, e il terrore che potesse avvicinarsi, lo portò istintivamente a porre un mano avanti a sé come per proteggersi da lui, mentre con l’altra si asciugava il volto. Ma le lacrime continuavano a scendere. Da quanto tempo non piangeva? Non se lo ricordava. Tanto, comunque. E questo rendeva la cosa ancora più imbarazzante. Subaru intanto gli si era chinato davanti; con una mano aveva afferrato il braccio che Kamui aveva steso a mo’ di scudo, mentre con l’altra stringeva un fazzoletto che usò per tamponargli gli occhi.

Quelle mani sul suo corpo. Kamui usò la mano libera per allontanarlo da sé, ma quelle maledette lacrime non si fermavano, e per questo, rinunciandovi, chiuse gli occhi, coprendoseli con quella stessa mano. Il motivo di quelle lacrime lo conosceva: era a causa di questo tuffo nel passato, così doloroso, a quei tempi in cui gli era ancora concesso di stare accanto a quell’uomo per capirne il dolore e lenirglielo. Doveva saperlo, che quest’incontro si sarebbe trasformato in un invito al dolore gratuito. Subaru, vedendo che Kamui non lo stava obbiettivamente respingendo, si limitò allora a stargli accanto, in silenzio, tenendolo per quel braccio, chiedendosi se la sua presenza fosse gradita o meno, anzi, sapendo che la risposta a quella domanda era probabilmente negativa, ma riscoprendosi incapace di muoversi: il vecchio Subaru non glielo avrebbe mai perdonato, se ora avesse ignorato il suo dolore.

“Kamui…?”

E Kamui, come svegliatosi all’improvviso, si alzò, recuperando così la sua integrità, il suo orgoglio.

“Dimentica quello che è successo” la mia debolezza, dimenticala, perché non hai bisogno di un ricordo del genere.

Subaru non rispose, ma Kamui non se ne preoccupò; nella sua testa quell’episodio era già una questione chiusa. Che gli era saltato per la testa, accettando di venire fin lì?

“È meglio che vada” disse dunque, approfittando del fatto di essere in piedi. Si avviò verso la porta, seguito da Subaru.

E qui si voltò un’ultima volta verso di lui, per ammirarne i tratti del viso, la pelle bianca come la neve e i capelli neri come l’ebano. /Il sangue rosso sulla sua pelle./ La maledizione di Biancaneve.

Kamui scosse la testa per quella bizzarra associazione d’idee. Ma quella distrazione gli costò cara, perché non gli permise di accorgersi in tempo di quello che Subaru stava per fare; altrimenti avrebbe fatto qualcosa per evitare un atto doloroso come quello, anzi, a tutti i costi lo avrebbe impedito, perché non desiderava che l’immagine di quell’uomo penetrasse più a fondo dentro di sé di quanto non avesse già fatto fino a quel momento. Ma non ci riuscì, e Subaru lo abbracciò. Solo per pochi secondi, come un padre farebbe col figlio, lo attirò a sé, come la prima volta in cui si erano incontrati, per poi lasciarlo andare, sorridendo. Mentiva? Kamui non seppe dirlo, ma il cuore prese a sanguinargli. Quale ferita si era riaperta? Quello, era un addio. Lo sapeva. Ma allora, perché faceva così dannatamente male? Era la terza volta che lo lasciava, e sarebbe stata l’ultima. Aveva sbagliato a cercarlo.

“Addio” sussurrò dunque, mentre girandosi, svaniva velocemente dalla visuale del Sakurazukamori.

Allontanandosi dall’edificio, si accorse che i ricordi iniziavano ad appannarsi, tanto da non riuscire più a ricordare dove si trovasse quella maledetta casa. Immaginò che la colpa fosse di uno di quei sigilli che avevano il compito di proteggere la ‘sua’ dimora, e questo lo tranquillizzò un attimo: infatti, se non sapeva dove abitava, non avrebbe potuto tornare da lui, né tormentarsi al ricordo ogni volta che passava per quei luoghi. Per lui, quell’incontro si sarebbe trasformato solo in un altro dei suoi sogni, e così quell’oscurità sarebbe svanita presto dal suo cuore.


 
 

Comments

( 6 Fallen Leaves — Leave a leaf )
madhatter_hali
Sep. 24th, 2008 09:07 pm (UTC)
lacrime........
che cominci a piacermi kamui non mi piace!e mi dispiace pure per lui..non va mica bene
subaru..oh mamma subaru quanta tristezza mi mette.
subaru needs more love.
subaru fanclub!

mi piace questo secondo capitolo zizi
ora però voglio sapereeeeXD waaa me curiosa
eris4
Sep. 24th, 2008 09:24 pm (UTC)
Eh, il Subaru fanclub... mettiti in fila!XDD
Kamui è venuto bene, è vero. In fondo si vede che gli voglio bene.^^ Sei curiosa? *me si sente un po' in colpa perchè passeranno secoli prima che *LtN* finisca** Settimana dopo settimana... un giorno finirà questa tortura, e te lo giuro, quello sarà un giorno glorioso! Per fortuna il plot è già fatto e deciso... almeno quello!XD
L'accidia è una brutta bestia...
soraomiagete
Sep. 25th, 2008 07:27 pm (UTC)
devo ancora recensirti il primo capitolo e ti chiedo venia, purtroppo sono stata poco bene in settimana ^^''' E mi hanno anche caricato di lavoro e non riuscivo a scrivere nulla i sensato ^^ Prometto di fare, domani, una recensione su entrambi i capitoli XD [sono la sonadow-yuffie, la fan accanita di kamui XD]
soraomiagete
Sep. 25th, 2008 11:54 pm (UTC)
bene, in breve: Il tuo Kamui non mi convince troppo, è... uhm... più debole di quanto non mi sembra possa diventare. Kamui è quello che vedo tra i due più 'forte', di fronte ad un Subaru simile ho l'impressione che O se ne sarebbe andato molto prima O sarebbe stato lui a dargli dei consigli, anche se non richiesti. Poi sono dannati punti di vista, temo XD
allora, io te lo chiedo prima di farlo, posso commentarti il tutto riga per riga ed inviarti un file word? XD No, perchè quando faccio commenti del genere io ci metto tutta me stessa, ma a volte sono pesante XD {in compenso adoro quando me li fanno XD)
eris4
Sep. 26th, 2008 06:43 pm (UTC)
Certo che acconsento! Il divertimento nello scrivere qualcosa sta anche nel leggerne le reazioni, no?XD
Io ho immaginato un Kamui che è forte, ma che per il momento non riesce ad esserlo perchè ha perso tutto, anche Fuuma. Per sopravvivere come Fuuma gli ha chiesto, si è aggrappato a Subaru e ad Arashi, perchè pensa che solo loro due possano attualmente comprendere il suo stato d'animo e diciamo "alleviarne le sofferenze", ma come avrai letto, già adesso conclude che cercare Subaru è stato un errore. Diciamo che per avere la forza di vivere alla luce del sole, vuole essere sicuro di poter contare su qualcuno, ma non vanno bene tutti. Per questo ora si ostinerà a cercare Arashi. Non è un dipendere da qualcuno, solo un appoggio. Come quando in X, alla morte di Kotori, Kamui ha bisogno di appoggiarsi a Subaru. Nè più, nè meno. Man mano che si andrà avanti e comprenderà varie cose, diventerà sempre più forte, tanto che alla fine... otterrà ciò che vuole, nonostante fosse quasi impossibile. è un percorso di formazione, insomma, da una situazione dalla quale usciva praticamente distrutto, ad una che lo porterà a raggiungere un equilibrio, a desiderare davvero di vivere.
Le intenzioni sono queste, resta da vedere se riuscirò a veicolare queste idee attraverso la lettura. Speriamo. XD
eris4
Sep. 26th, 2008 07:47 pm (UTC)
----> m'ero dimenticata di Subaru^^'
Subaru invece appare forte perchè ha già un suo equilibrio, essere un Sakurazukamori. Si è già rassegnato ad esserlo, anche se ha avuto un momento di debolezza quando ha chiesto a Kamui di perdonarlo. In realtà è lui il debole, perchè non ha la forza, nè la voglia di essere se stesso. Vedi come continuo a ripeterlo? "Per far sopravvivere Seishiro, ha ucciso se stesso". Per questo dovrà vedere il suo universo andare in frantumi, e da lì, vivere non solo come Sakurazukamori, ma anche come Subaru.
( 6 Fallen Leaves — Leave a leaf )