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Aggiornamento sesto capitolo


Questo è un capitolo di assestamento; Kamui si troverà in contatto con due persone che deve lasciarsi drammaticamente dietro per proseguire sulla strada che si è scelto. Si chiude il cerchio, e così dal prossimo capitolo si potrà guardare verso il futuro senza badare al passato. Al centro, la riflessione sulla solitudine.

Title: *Love the Nemesis**
Fandom: X1999
Pairing: SubaruKamui
Summary: dove Kamui gira pagina definitivamente, non senza chiedersi perchè per dimostrare di poter andare avanti, debba lasciarsi indietro anche cose molto importanti.

NB Per i capitoli precadenti, cliccare sul tag *love the nemesis*

Il prossimo aggiornamento sarà il 17 novembre.

*Love the Nemesis*

Capitolo VI : Afraid to be alone

La prima cosa che Kamui si preoccupò di fare una volta rimessosi, fu recarsi al CLAMP campus. C’erano delle questioni che doveva chiudere prima di lasciarsi tutto alle spalle: prima di tutto era necessario rassicurare Nokoru; era svanito per cinque giorni, e non voleva che si preoccupasse più di così. Poi era necessario rifilargli una scusa per il fatto che avrebbe smesso di frequentare le lezioni e che si sarebbe trasferito altrove; non voleva che sapesse del fatto che avrebbe alloggiato presso il Sakurazukamori, né che l’attuale detentore della carica era Subaru: non l’avrebbe sopportato. Ultimo problema, doveva dirgli di Arashi: non poteva sopportare il pensiero di lasciarla in quelle condizioni; doveva assolutamente rincontrarla perlomeno per scusarsi per il suo comportamento.

In quei giorni ci aveva pensato, ed era arrivato alla conclusione che si era comportato come uno sciocco. Per rivolgergli quelle parole, doveva essere lei la più ferita, indubbiamente. Si era fatto prendere dal panico e aveva reagito male, troppo per uno che doveva essere ben consapevole di quello che si prova a far fuori la propria persona più importante. Aveva deciso di aiutarla, ma non ne era stato capace; anzi, nel momento del bisogno era fuggito via, lontano da lei, per non essere costretto a ricordare il suo dolore. E per questo si disprezzava profondamente. L’aveva ferita sicuramente, mostrandosi così volubile alle sue parole; avrebbe dovuto resisterle e in questo modo, mostrandosi più forte di lei, strapparla a quel dolore cieco in cui aveva permesso a se stessa di precipitare. Sarebbe andato bene, così? Ma che garanzie aveva che, come anche nel suo caso, lei non avrebbe sofferto nello sforzo di comportarsi come se mai nulla fosse accaduto? Ma quando lo aveva chiesto a Subaru, lui gli aveva semplicemente sorriso.

“Non hai bisogno di preoccuparti di questo, Kamui. Lei ce la può fare. Esistono persone che non sono fatte per vivere nelle tenebre.” Per quanto grande sia la loro disperazione, torneranno sempre nella luce.

Allora era quella, la verità. Lui e Subaru, pur essendosi macchiati della stessa colpa di Arashi, erano diversi da lei. Radicalmente. Non necessariamente più deboli, ma incapaci di convivere col proprio senso di colpa, e per questo costretti a fondersi con esso, per poterlo superare. Fuuma gli aveva chiesto di vivere, ma se aveva pensato che Kamui potesse andare avanti senza di lui, si era sbagliato. Ma forse quello era solo il triste desiderio di un individuo che non potendo che trovare la felicità nella morte, sperava che coloro che avrebbe lasciato indietro, sarebbero lo stesso riusciti ad andare avanti senza di lui.

Anche per Subaru doveva essere stato lo stesso; anche lui doveva rispettare il desiderio di quell’uomo di rimanere in vita, a tutti i costi. Durante quei quattro anni aveva raccolto abbastanza informazioni sul Sakurazukamori da sapere tutto sul loro metodo di successione e sui suoi mandanti: sapeva che se Subaru era il Sakurazukamori, era perché aveva ucciso Seishiro, il suo predecessore. Ma non capiva perché continuasse a uccidere. Era forse costretto a farlo? Non gli risultava. Uccidere allora era una semplice valvola di sfogo? Ma questo era un pensiero tremendo. Se era così, preferiva non sapere. Inoltre, il fatto che ora convivessero non significava che avesse il diritto di farsi i fatti suoi, né di impedirgli alcunché. Sotto quel punto di vista, la loro riunione non aveva proprio alcun significato.

Arashi gli aveva detto cose orribili, ma anche lei doveva aver passato quattro anni orrendi. Non aveva raggiunto ancora alcun equilibrio, e questo era in certo senso positivo: significava che non si era rassegnata, che non si era arresa al suo nuovo stile di vita, che non le andava bene come stessero le cose in quel momento. In una parola, poteva essere ancora riportata indietro. E anche lui, se ora non era ancora abbastanza forte da riuscirci, crescendo avrebbe potuto farcela. Avrebbe potuto tornare con lei nel mondo che avevano protetto insieme. Non era un pensiero meraviglioso, questo? Anche se ora l’aveva solo ferita, sarebbe arrivato il giorno in cui avrebbe potuto affermare davanti alla tomba di Sorata che lei stava meglio, che sorrideva, ancora. Forse era solo un’illusione, l’ennesima, ma se non vi avesse creduto, non avrebbe più avuto alcun motivo per vivere.

E come pensava, non era capace di vivere in solitudine; sotto questo punto di vista, non era cambiato per niente. Non era come Subaru, che era stato capace di buttarsi tutto alle spalle diventando addirittura un assassino. Lui, senza credere in qualcosa, non riusciva proprio a vivere, a costo di apparire ipocrita.

Giunse all’entrata del campus, e qui esibì la tessera studente per avere il diritto di accedervi. Appena dentro, si diresse verso l’ufficio principale; qui si fece annunciare dalla segretaria personale di Nokoru, e nel frattempo rimase in sala d’aspetto. Quando ottenne il permesso d’entrare, trovò un Nokoru preoccupatissimo.

“Kamui! Ma dove sei stato?!” esclamò venendogli incontro. Quella reazione non era esagerata: da quando aveva trovato Subaru, non aveva più saltato una lezione e aveva fatto sì di essere sempre reperibile. Che ora fosse svanito senza neanche lasciare messaggi, doveva averlo scosso; forse aveva addirittura pensato di averlo perso di nuovo. Non che questo fosse totalmente sbagliato, in effetti.

“Scusami. Non era mia intenzione farti stare in pensiero per me.”

“Non importa! Solo, è tutto a posto?” perché sei scomparso?

Kamui annuì. Poi assunse un’aria grave.

“Ho incontrato Arashi.” Che caso. Le stesse parole che aveva detto a Subaru due giorni prima.

“Cosa?! Quando?”

“Cinque giorni fa. Come mi avevi detto, era qui a Tokyo.”

“Cinque giorni fa … Capisco.” E qui, l’espressione di Nokoru si spense un attimo, passando dai toni della vivace preoccupazione, a quelli di chi realizza un’amara consapevolezza. Kamui guardandolo, non riuscì a togliersi l’impressione che ci fosse qualcosa di sbagliato; qualcosa, nel modo di disporre le parole, di reagire, lo metteva in guardia.

“Che intendi …?”

“Cosa intendo? Anch’io l’ho trovata. Cinque giorni fa.”

“E dov’è? L’hai lasciata andar via?” Dimmi di no, ti prego. Devo parlarle.

Nokoru in condizioni normali avrebbe riso vedendo Kamui scaldarsi tanto. In condizioni normali, appunto; per questo, parlando, si concesse solo un sorriso amaro.

“È in clinica, se desideri vederla.”

“In clinica?! È stata male?”

“Kamui …” Come dirglielo?

Ma Kamui lo interruppe. Con la mente impossibilitata a pensare coerentemente, le domande che inondarono la sua testa, divennero miliardi. Quella dannata confusione, data da quell’assurdo terrore di rimanere da solo… Si sentiva male.

“Chi l’ha attaccata? Non è niente di grave, vero? Hai detto che l’hai trovata cinque giorni fa, no? Allora è stato poco dopo che io …” e qui si bloccò.

Era colpa sua. Se lei era in quell’ospedale, era a causa sua. Per quello che l’aveva costretta ad ammettere, per quelle cose che era stata costretta a ricordare.

“È colpa mia, vero?” Abbassò la testa, mentre Nokoru gli appoggiava una mano sulla spalla, come per fargli coraggio. Avrebbe voluto piangere almeno per espellere il dolore, ma gli occhi rimasero testardamente asciutti. Come già era avvenuto in passato, il suo corpo non era capace di far fronte ad un dolore del genere. Al posto di mitigarlo sfogandosi, il senso di colpa gli permetteva di arrivare fino al cuore, riducendolo in pezzi.

“Io non so cosa sia accaduto tra voi due quel giorno, ma sono sicuro che non sia solo colpa tua.” Anche tu, per essere svanito così per quattro giorni, devi aver subito un grande shock, no?

Kamui non rispose; non sapeva che dirgli. Non aveva intenzione di raccontare a Nokoru i particolari di quell’incontro, così lasciò che credesse quello che gli pareva: tanto non avrebbe cambiato la sostanza di quello che era stato.

“Posso vederla ora?”

“Certo. Anzi, ti accompagno direttamente io.”

oOoOoOoOoOoOoOoOoOo

La clinica dell’istituto CLAMP gli riportò alla memoria tanti momenti della sua esistenza, sia legati alla fine del mondo, sia al periodo appena posteriore. Era il luogo in cui erano stati ricoverati i suoi compagni, un luogo che per lungo tempo era stato per lui sinonimo di angoscia. E anche se ora non aveva più alcun motivo per considerarlo tale, poteva ancora sentire quella leggera agitazione percorrergli la spina dorsale. Entrò nella stanza di Arashi dopo aver chiesto a Nokoru di lasciarli un po’ da soli, e qui chiuse la porta.

“Kamui…”

“Desideravo chiederti scusa.”

Arashi lo guardò stupita.

“E di cosa? Se qui c’è qualcuno che deve scusarsi, quella sono io. Ti ho ferito gratuitamente…”

Ma Kamui la interruppe con l’espressione contrita dal dolore.

“L’hai fatto a causa della mia cecità! Se solo non avessi reagito a quel modo…” …ora non saresti qui.

Arashi sorrise mantenendo un velo di malinconia negli occhi, come se l’affermazione di Kamui in qualche modo, l’avesse liberata d’un peso. Tutti quegli anni passati nell’odio, a cosa le erano valsi? Lo sapeva. Era inutile pensare di poter distruggere ogni cosa, dopo aver fatto di tutto per proteggere la Terra. Ma allora perché non aveva potuto evitare di spezzarsi? Perché era caduta lo stesso in quella trappola? Perché lui aveva dovuto morire? Non c’erano risposte, non c’erano speranze… Non aveva potuto dare la colpa a niente, per questo se l’era presa col mondo intero. Ma non era giusto. Non avrebbe dovuto perdere di vista il fatto che esistono persone che meritano di essere salvate, proprio in virtù del fatto che non siamo tutti uguali.

Quindi fece segno a Kamui di avvicinarsi.

“Vuoi sapere com’è andata?”

Kamui trattenne il fiato, mentre prendeva una sedia e la sistemava accanto al suo letto. Voleva sapere. Ma non voleva essere sconveniente. Quale delle due? Perciò rimase in silenzio, aspettando che Arashi continuasse.

“Era destino che Sorata morisse per me. Ciò che all’epoca non sapevo, è che sarebbe stato per colpa mia. Per mano mia.” Le mani di Arashi, tremanti, si serrarono sulle coperte, quasi a non voler lasciare trapelare la propria debolezza. Mai come in quel momento, Kamui sentì di volerle così bene. Perciò le poggiò una mano sul braccio, come un invito a farsi forza. Arashi sorrise lievemente, per poi continuare a raccontare.

“Non ero in me, ma non ho saputo fermarmi. E lui non voleva usare alcun incantesimo che potesse ferirmi. Ricordo che una parte di me era cosciente, e per tutto il tempo ha urlato, urlato e urlato che mi fermassi… ma alla fine non è successo. Mi è morto tra le braccia.”

“Non eri in te?” Che significa?

“Esiste uno spirito tra gli yumemi, in grado di ingoiare quanti, facendosi prendere dalla disperazione, cercano di cambiare il futuro. È come un loro secondo io, che divora la loro anima lentamente, fino a distruggerli. Hinoto si era fatta ingoiare dal suo. Si era convinta di voler distruggere la Terra, e pensava che un mio tradimento potesse cambiare le cose. Ma dopo quel che ho fatto, sono tornata in me e sono scomparsa. Non hai trovato nessuno a proteggerla, vero? Avrei dovuto farlo io. E forse sarei dovuta rimanere, per far sì che si salvasse almeno lei.”

“Per Hinoto era troppo tardi.” Lo so perché l’ho uccisa.

Arashi non rispose. Solo la sua espressione, intristitasi ulteriormente, gli dette sentore di aver udito e compreso le sue parole. Non poteva dirle che non era colpa sua. Certo, era una bugia sostenere il contrario, ma Kamui ebbe l’impressione che Arashi non avrebbe gradito. Perché questo pensiero? Non avrebbe saputo spiegarlo. Ma forse era perché anche lui non avrebbe voluto sentire quelle parole. Per quanto potesse essere doloroso il peso di quella colpa, ‘quello’ era un dolore solo suo, senza il quale sarebbe probabilmente già morto. Se Fuuma voleva morire, avrebbe potuto ucciderlo solo lui. Dato che gli era così caro, solo lui avrebbe potuto privarlo della vita. Chissà se anche Fuuma aveva pensato anche lui a cose del genere?

“Ti ringrazio per avermene parlato.”

“Non curartene. Forse dopo tanto tempo, sentivo davvero il bisogno di parlarne con qualcuno. E ora mi sento più leggera.”

Il suo sguardo si schiarì, mentre guardava fuori dalla finestra. Kamui poteva guardarla solo parzialmente in volto ora, ma gli sembrò che tutti quei sentimenti pesanti /l’odio, l’ira, la devastazione/ si fossero d’un tratto alleviati, quasi come purificati dal cielo blu. Ed era bellissima. Kamui ringraziò il cielo, per quella visione. Forse era solo un’illusione, ma se era vero quello che gli aveva detto Subaru, ora credeva davvero possibile che Arashi potesse tornare a vivere nella luce. Era reale. Aveva potuto fare qualcosa per lei.

E rimasero così, in silenzio entrambi, a guardare quello squarcio di vita che si intravedeva fuori attraverso le finestre dell’ospedale, non senza che Kamui si sentisse leggermente in colpa per il fatto di non riuscire a vivere accontentandosi di questo.

oOoOoOoOoOoOoOoOoOo

Kamui rimase nella stanza di Arashi per un’ora, prima di decidersi ad andarsene. Aveva il presentimento che per come si stavano mettendo le cose, sarebbe passato un bel po’ di tempo prima di essere in grado di vederla di nuovo. Non le chiese nulla sul suo futuro. Aveva il terrore che una domanda del genere potesse toglierle quella serenità, per questo si era risolto a parlarle di argomenti assai frivoli, in fin dei conti. Arashi avrebbe potuto anche arrabbiarsi per quello, e invece lo aveva assecondato per tutto il tempo. E alla fine gli aveva detto “Grazie”. “E di cosa?”, le aveva risposto lui. “Di tutto”. Aveva sorriso. E questo era il più bel regalo che avesse potuto fargli. La certezza che non aveva sbagliato pretendendo di cercarla.

Uscendo dalla stanza, trovò Nokoru ancora seduto ad aspettarlo.

“Sei rimasto qui?” Nonostante tu sia così impegnato, perché sei ancora qui?

“Avevi bisogno ancora di parlarmi, vero?”

Kamui annuì. Non sapeva come Nokoru lo avesse capito, ma era la verità: doveva ancora dirgli la cosa più difficile.

“Ho trovato un posto dove stare, quindi non stare a preoccuparti per me. Oggi stesso sgombrerò l’appartamento qui al campus. E grazie, per tutto quello che hai fatto per me finora.” Tutto quello suonava ingrato, ma non poté farci nulla: era quello che doveva fare. E, anche se lo terrorizzava, in un angolo del suo cuore sapeva che era quello che voleva.

“Un posto dove stare?”

“Si. Con i soldi lasciatimi da mia madre e con quelli del negozio, ho trovato un appartamento che fa al caso mio.”

Nokoru rimase in silenzio, in dubbio tra ciò che poteva e quello che voleva dire. Sapeva che per il bene di Kamui sarebbe stato meglio tacere, ma lo attraversava l’orribile sensazione che questo fosse un altro di quegli avvenimenti inevitabili, di quei fili inestricabili che il destino tesse per prendersi gioco degli esseri umani. Se questo fosse stato il caso, allora sarebbe stato inutile anche solo aprire bocca. Ma se con una parola poteva trattenerlo, addirittura salvarlo, allora perché non provarci? Anche se si fosse rivelato inutile… Quindi parlò.

“È la casa del Sakurazukamori, vero?”

“Che …?” Che stai dicendo?

“Kamui, ho sempre saputo che l’attuale Sakurazukamori è Subaru. Anche se per quattro anni hai tentato di nascondermelo.” Anche se questo non significa nulla, perché il motivo per cui me lo tenevi nascosto, era per nascondere la verità al ‘mondo’, non a ‘me’.

Kamui si sentì all’improvviso assalito dall’ira. Tutti quegli sforzi, quelle bugie, e tutti già sapevano. Quanto si era reso ridicolo, pretendendo che nessuno sapesse che ciò che ogni notte faceva, era andare alla ricerca dei cadaveri che lui, Subaru, si era lasciato dietro? Probabilmente oltre ogni dire. Era stato stupido pensare che Nokoru, con la sua rete di informazioni, non sarebbe venuto a saperlo, prima o poi. Non capiva nemmeno perché si accanisse così tanto a nasconderlo. In fondo che male ci sarebbe stato, anche se lo avesse saputo?

Fece per voltarsi, ma Nokoru lo prese per un braccio, costringendolo a guardarlo negli occhi.

“Non andare.” Lo sai, te ne pentirai.

Kamui capiva che Nokoru non poteva arrendersi. Da inguaribile ottimista, sperava che ancora ci fosse qualcosa che lui poteva fare. Ma proprio per questo, Kamui si irrigidì. Che senso avrebbe avuto tornare indietro?

“Mi dispiace. Mi dispiace tantissimo, ma non ce la faccio. Non senza Fuuma. Perdonami.” Non tornerò indietro, non ad una vita che non saprei vivere senza crollare quotidianamente nella disperazione. Per andare avanti, devo cambiare se stesso, e per essere in grado di fare questo, devo fare una scelta, per quanto discutibile essa sia.

Era inevitabile, e lo sapeva, per questo non poteva permettere ad altri di metterlo in crisi dubitando di lui, facendosi magari indicare una strada tracciata che però non aveva alcuna voglia né alcuna possibilità di percorrere. Quella che aveva vissuto fino ad allora, non era vera vita. Il motivo per cui era stato capace di rialzarsi ogni volta, non era perché sapeva che ci sarebbe sempre stato qualcuno al suo fianco? Si disprezzava, per il fatto di non riuscire più a mettere insieme i pezzi, ma forse aveva raggiunto il suo punto limite. Forse quel giorno sarebbe dovuto davvero morire con Fuuma. Ma non ne aveva avuto il coraggio. Non aveva potuto lasciarsi morire. Per questo aveva rivolto il suo sguardo verso Subaru. Senza rendersene conto, forse gli aveva chiesto di ‘salvarlo’, invece che di ucciderlo. E lui gli aveva dato un motivo per rimanere in vita: gli aveva chiesto di ‘perdonarlo’.

Quello era il ‘suo’ Subaru. Quella persona che non sarebbe mai stato capace di rendere felice con le proprie mani.

Nokoru si ritrovò a fissare il volto di Kamui quasi con astio. Perché non voleva capire? Aveva promesso a Tokiko che lo avrebbe sostenuto. Che lo avrebbe protetto. Lui e la spada divina. Per il futuro di quel pianeta. E sicuramente le cose non erano cambiate, ora che la Terra era stata salvata. Allora, perché dopo tanto tempo non aveva il potere ancora di fare nulla?

Kamui, notando la sua espressione, si permise solo un ultimo atto di debolezza, sapendo che questo era anche quello che Nokoru stesso si aspettava e voleva.

“Se potessi non andrei. Se qualcosa dentro di me non mi chiedesse di andare, io rimarrei qui, per sempre. Ma perdonami.” Addio.

E gli voltò le spalle, sapendo che molto probabilmente questa sarebbe stata l’ultima volta in cui lo avrebbe visto.




Comments

( 4 Fallen Leaves — Leave a leaf )
madhatter_hali
Nov. 9th, 2008 10:51 pm (UTC)
kakashi come avatar perchè sono in lutto...

comunque sono felice per arashi.
e anche se nella fiction compare solo il suo nome io dico lunga vita a fuumaXD I love him always
e suba-chan dov'è? we want himXD
questo capitolo è un po' più leggero rispetto al precedente (a parte alla fine povero nokoruXD) menomale ci voleva^^
continua così^^
eris4
Nov. 10th, 2008 09:44 am (UTC)
Lutto? O______O *chi è morto???*Anzi... non lo voglio sapere* ç_________ç

L'avevo detto che l'avrei sistemata, e l'ho fatto. Mi dava fastidio vederla in quello stato, soprattutto perchè se Sorata le ha permesso di ucciderlo, era 1)probabilmente per svegliarla dal "coma", 2)per permetterle di vivere anche per lui. Quindi 4 anni di lutto sono più che sufficienti; ora bisogna ricominciare! Ammetto che uno dei motivi per cui con lei ci sono andata giù pesante, era perchè nell'anime ha ucciso Sorata e il massimo che ha fatto, è stato andare al monte Koya per vedere il luogo in cui era cresciuto^^'''' *Anche se forse Fuuma e Subaru sono dei casi ancora più patologici del suo, nell'animeXDDD* Però mi sono particolarmente divertita a scrivere il pezzo in cui lei e Kamui guardano il cielo; ha un'atmosfera che mi piace, un non so che di liberatorioXD Certo che mi piace, in mezzo a tutto questo angst... Apparirà di nuovo per l'ltima volta intorno al capitolo 15, poi diremo addio anche a lei. *"Sii felice, Arashi!" mode: on**XD

L'altra questione è la divisione che viene fatta tra luce e tenebre, in questo capitolo... Ti dirò, non mi piace tanto, soprattutto perchè la sfumatura che volevo dare, non era quella.^^''' O cambio, o inserisco una nota in cui spiego che occorre prescindere dalla relazione luce=bene e tenebre=male. Ma anche così, non mi piace granchè. Dà quasi l'impressione di una categorizzazione dei sentimenti umani che ho superato da tempo. Lo sai, no? In realtà, ognuno si costruisce il proprio mondo, ed ognuno di questi è l'uno diverso dall'altro, perchè riflette il modo in cui vediamo la realtà, che non è nè negativa, nè positiva (questo in parte me l'ha insegnato Subaru... *me ha le lacrime agli occhi* Non è meraviglioso?XDDD----->in realtà sono state le Clamp, ma fa nienteXD) Magari prima di postarlo su EFP, cambio. Non mi piace essere fraintesa su certe questioni a causa della cultura da preti che vige in Italia. *me cambia paese*

Era più leggero? Meno male! Non so se ce la farò, ma vedrò di continuare così... In fondo si tratta di affinare la tecnica, no? *me si sente un po' migliorata, ultimamente*XD

Subaru torna in tutto il suo splendore nel prossimo capitolo, il settimoXD OMG, Nana! Reeeeeen ç___________ç

Il commento è venuto chilometrico... O________O
ScusaXDDDD
madhatter_hali
Nov. 10th, 2008 12:28 pm (UTC)
i tuoi commenti vengono sempre più lunghi dei miei non valeeeXD

anche a me è piaciuta la parte in cui guardano il cielo era molto hopeful ^.^

yeee subaru comes back _love mode:on_

è morto kakashi!!!! ç_ç
derdraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
lo sapevo che la mia maledizione non era passata lo sapevoooo

eris4
Nov. 11th, 2008 07:49 pm (UTC)
*Il segreto dei commenti lunghi è allungare la brodaglia*XDDDDD Scherzo, ovviamente...!XP

Kakashi ç____ç Cioè, Jiraya!ç________ç
*me realizza di odiare Naruto* ...e anche la YazaXD
Per la maledizione... cheer you up!XDDDDDD
( 4 Fallen Leaves — Leave a leaf )