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Aggiornamento settimo capitolo


è arrivato il momento di raccontare come procede la convivenza tra i due, finalmente! Il punto di vista è ancora una volta quello di Kamui (quello di Subaru ci sarà solo quando potrò narrarne i pensieri senza dover nascondere nulla); lo troveremo alle prese con la ricerca di un lavoro. Ne troverà uno moooooolto particolare (il mio sangue di fangirl ribolleXD) e dato che questo è il capitolo sette (chi ha orecchie per intendere, intenda), ho voluto dargli, per quanto possibile, una sfumatura diversa; in che modo lo capirete leggendo.

Title: *Love the Nemesis*
Fandom: X1999
Pairing: SubaruKamui
Summary: dove Kamui cerca di adattarsi ai ritmi del double-faced Subaru

NB Per i capitoli precedenti, cliccare sul tag *love the nemesis*


*Love the Nemesis*

Capitolo VII: Crossed Paths

Kamui non si aspettava certo che la convivenza con Subaru fosse cosa semplice, ma neanche immaginava che si sarebbe rivelato così complicato venirgli incontro. Gli era sembrato ovvio rispettare i suoi spazi personali, non disturbarlo quando si chiudeva nella sua stanza per lavorare ai vari casi, se non per avvertirlo che era ora di pranzo o cena; cercava di evitare argomenti troppo personali, parlandogli perlopiù a tavola, ma solo dopo essersi assicurato che non apprezzasse piuttosto consumare i pasti in silenzio. Il motivo di tutti questi sforzi, risiedeva nel fatto che anche se Subaru si era accorto di questo suo comportamento, non gli aveva detto nulla per indurlo a smettere: Kamui ne aveva dunque tratto la conclusione che gli andasse bene così, e che anzi, forse proprio questo fosse quello che si aspettava da lui.

Inoltre gli aveva assegnato una stanza, la stessa in cui si era svegliato quel giorno, e gli aveva detto di arredarla pure come desiderava. E in effetti quella camera era davvero vuota: oltre al letto e un armadio, non c’era nient’altro; in corrispondenza della porta si affacciava una porta-finestra che dava su un balconcino piccolo ma grazioso, da cui poteva avere una buona visuale di Tokyo. Dopotutto poteva anche essere abbastanza; nulla a che vedere ovviamente con la sua stanza al CLAMP campus, che Nokoru aveva riempito di roba assurdamente inutile. Sorrise al pensiero: la stravaganza di quell’uomo a volte raggiungeva picchi a dir poco favolosi, ma aveva la capacità di fargli sentire davvero il calore di una casa.

Tendenzialmente Subaru stava fuori tutta notte; rientrava poco prima dell’alba, e dopo essersi fatto una doccia, andava a letto. Si svegliava per mezzogiorno e un’ora dopo già mangiava con Kamui, saltando la colazione. Il pomeriggio, in una stanza che usava come studio, si occupava della parte burocratica del suo lavoro; la sera mangiavano ancora insieme, dopodiché usciva di nuovo. Ogni giorno sempre la stessa storia. E Kamui ci mise ben poco a capire che, anche se all’alba si svegliava sentendolo tornare, era meglio far finta di dormire, di non sapere che lui ogni mattina passava in bagno quasi un’ora per togliere l’odore del sangue dal proprio corpo. Un’igiene quasi perfetta per cancellare le prove della proprie azioni: non era questo il senso di ciò che gli aveva detto tempo prima?

L’unica cosa di cui era sicuro, era che la vita che Subaru conduceva, risultava assurdamente schizofrenica. Durante il giorno faceva di tutto per apparire affabile, gentile: non rideva, ma sorrideva spesso; sembrava pronto ad ascoltare tutto ciò che Kamui volesse dire, pur non esponendosi mai troppo. In una parola, poteva essere perfetta, come convivenza, se solo Kamui avesse potuto evitare di sentire quel leggero disagio, quell’impercettibile tensione che paralizzandolo, talvolta gli impediva di comportarsi come se tutto fosse a posto. Lo sapeva, in realtà Subaru stava facendo di tutto per tenere la conversazione su binari ‘innocui’; era come una sottile tortura psicologica, come una guerra di logoramento. Così, se desiderava sapere qualcosa di lui, si ritrovava improvvisamente in mezzo ad una discussione di tutt’altro genere; a volte lo trovava insopportabilmente esasperante, altre volte invece lasciava stare, semplicemente. In fondo non è che gli importasse granché, o almeno non al punto di rischiare di rompere quell’equilibrio pur di saperlo.

Ma la cosa più strana era che stante ciò, aveva l’impressione che a modo suo Subaru avesse davvero l’intenzione di fare qualcosa per lui. Certamente non era un sentimento spontaneo, però, anche se gli costava fatica, lo faceva lo stesso. E Kamui, anche se non riusciva a capire il motivo di tanti sforzi, gliene era immensamente grato, perché lo aiutava a non sentire più di tanto la solitudine. Subaru infatti riusciva a capire ciò di cui aveva bisogno, come ogni sua più piccola espressione, perfettamente. E poi sapeva tutto, conosceva ogni sua piccola colpa, e per questo non gli permetteva di nascondere nulla. Perciò in un certo senso era come se lo stesse curando, nonostante la ferita fosse una di quelle che non si rimarginano mai; e questo suo sentimento di gratitudine, talvolta lo spingeva quasi meccanicamente a dimenticarsi di quell’altro Subaru, quello che spuntava fuori con l’emergere delle tenebre. Sbagliava, ma non riusciva a farci nulla.

Soprattutto poi, avrebbe voluto capire cosa fossero quei sogni da cui non riusciva a liberarsi. Subaru gli aveva detto che se avesse continuato ad ignorarli senza risolvere il problema alla radice, ne sarebbe stato distrutto. E dato che gli aveva detto: ‘Non ce la faccio più’, l’aveva invitato lì. Era a causa di queste parole, se aveva pensato che Subaru volesse cercare in quel modo di dargli la forza per andare avanti, ma ammetteva che forse era stato un pensiero troppo leggero, il suo. Un Sakurazukamori che cercava di proteggerlo era come una barzelletta; doveva avere sicuramente qualcosa in mente, qualcosa di cui Subaru temeva che lui chiedesse. O forse era esagerato pensarla così, vedere complotti dietro ogni suo sorriso; quel presentimento, lo faceva solo diventare paranoico. Ma anche se avrebbe voluto davvero credere in lui, fidarsi di lui, non poteva davvero ignorare che c’era una parte di quell’uomo che uccideva persone innocenti. Non dopo aver sacrificato tutto per salvare la Terra.

Dunque, l’unica cosa che gli rimaneva da fare era tacere ed accettare quello stato di cose, almeno fin quando non gli sarebbe stato dato di sapere. Se davvero un onore del genere gli sarebbe stato concesso prima o poi, perché talvolta aveva la sensazione che Subaru, certi segreti, avesse intenzione di trascinarseli nella tomba.

oOoOoOoOoOoOoOoOoOo

“Voglio cercarmi un nuovo lavoro.”

Era passata a malapena una settimana, e già Kamui gli chiedeva questo. Pensava avrebbe resistito un po’ di più. Subaru posò le bacchette accanto al piatto, prima di rispondere.

“Non ce n’è bisogno. Posso pure continuare a mantenerti senza problemi.”

“Sono io ad averne bisogno.”

Era vero: si era reso conto che quella casa, la notte, gli metteva i brividi. Sarà stato a causa degli incubi ai quali ormai l’associava, ma sapeva che non poteva continuare così. Per questo aveva pensato che trovare un lavoretto che gli permettesse di lavorare la notte, potesse aiutarlo. Magari la stanchezza gli avrebbe offuscato la mente quel poco che bastava per impedire alla sua coscienza di ricordare quei sogni. Ciò che lo spingeva in quella direzione, era il fatto che ultimamente la situazione era diventata insostenibile, tanto che erano sempre di più le ore che passava in bianco. Non sempre, ma c’erano notti in cui le tenebre si facevano più profonde, notti che più di altre erano animate da episodi strani, da singolari creature che gli intimavano di fuggire, per tutto il tempo. E provava paura. Non era terrore del nulla, quello; come la prima volta, sentiva che c’era qualcosa di fisico che lo cercava, lì dentro, una presenza per cui il suo corpo sentiva istintivamente repulsione. Voleva affrontare il problema, capire il perché di quell’angoscia, di quella paura che gli stringeva lo stomaco; voleva sapere in seguito a quale trauma avesse permesso a se stesso di creare quella creatura spaventosa che lo cercava senza sosta. Ma non ci riusciva ancora. Quello di cui aveva bisogno ora, era il tempo di pensare razionalmente senza preoccuparsi di nulla; doveva prima raggiungere almeno apparentemente un equilibrio, poi si sarebbe preoccupato del proprio inconscio. Affrontare ora tutto quello, sarebbe equivalso ad un suicidio.

Ma c’era anche un’altra motivazione. Possibile che la solitudine fosse diventata per lui un problema tale da non riuscire più a fare finta di niente? Perché altrimenti non sarebbe riuscito a spiegarsi come mai negli ultimi tempi quei sogni sparivano ogni qualvolta sentiva la serratura della porta di casa scattare. ‘È tornato’, pensava, e la confusione svaniva dalla sua mente, lasciandolo a sonni più tranquilli. Era quasi imbarazzante. Non aveva mai sofferto di problemi del genere, e non gli sembrava quello il momento giusto per iniziare, ma era l’unica spiegazione che fosse riuscito a trovare al problema. Perciò, aveva pensato, tutto quello che occorreva fare, era semplicemente occupare quel tempo che Subaru passava fuori casa, adeguando i suoi orari ai propri. Non che morisse dalla voglia, infatti Subaru la notte usciva per uccidere e il fatto di rimanere in quella casa finora gli era tornato comodo, perché era come tracciare una linea di confine tra loro due; ma almeno ammetteva che saperlo accanto a sé gli trasmetteva una vaga sensazione di benessere.

Subaru invece abbassò lo sguardo con l’aria di chi non approvava, ma sapeva di non poter impedire nulla alla persona che gli era davanti. In realtà non desiderava che proprio lui si facesse vedere troppo in giro, e il motivo era chiaro. Lui era il Sakurazukamori. Esporsi così avrebbe significato solo una cosa: farsi prendere di mira e finire ucciso. Kamui era forte, ma non immortale, e là fuori era pieno di gente che desiderava vendicarsi di lui come assassino. Era vero che uno dei suoi compiti avrebbe dovuto essere quello di celare del tutto la propria esistenza agli occhi delle persone normali, ma era diventato difficile farlo, da quando aveva iniziato ad uccidere con quel ritmo. Alla fine si era dovuto accontentare del fatto che non conoscessero la sua identità, per capire chi, tra quelli che sapevano della sua esistenza, doveva essere ucciso e chi no. Ma come avrebbe potuto spiegare a Kamui tutto questo? Entrare in argomento avrebbe significato dargli l’opportunità di fare domande che desiderava rimanessero senza risposta. Non voleva mentirgli. Voleva solo che Kamui capisse che esistevano cose che era meglio non sapere. Per il suo bene.

“E che tipo di lavoro vorresti?”

“Volevo provare a cercare qualcosa come cameriere in qualche locale. Anche se l’ideale sarebbe un part-time che mi desse la possibilità di lavorare di sera e di notte.”

La sera? Di notte? Subaru non poté fare a meno di chiedersi perché proprio quell’orario. Però, almeno questo gli avrebbe dato la possibilità di proteggerlo, qualora fosse avvenuto qualcosa. Attraversare la città con i sensi di un Sakurazukamori, era un po’ come vegliarla, in fondo. Poteva percepire tutto il marciume del mondo, in quelle ore. Quindi decise di arrendersi.  

“Non hai bisogno di chiedermi il permesso, sai?”

Kamui lo guardò torvo. Anche se diceva così, in realtà sapeva benissimo che Subaru desiderava essere a conoscenza di ogni suo piccolo spostamento; lo aveva capito subito, sin da quando aveva preteso di sapere cosa avesse fatto il giorno in cui si era recato da Nokoru. Non avrebbe avuto senso che tutto quell’interessamento fosse solo curiosità. Per comportarsi così, significava solo che un pericolo esisteva, ed era reale. Bisognava solo capire di cosa si trattasse.

“Ovviamente.” E fece per andarsene. Aveva finito di mangiare; i piatti li avrebbe fatti in un secondo momento.

“Kamui.”

Kamui si girò. Cos’altro voleva?

“Fai attenzione.”

Lasciò la stanza con l’insopportabile sensazione che ci fosse ben poco da cui guardarsi le spalle, quando la persona più pericolosa che ci fosse in giro, si trovava proprio sotto i suoi occhi.

oOoOoOoOoOoOoOoOoOo

Tirò un sospiro di sollievo, quando gli venne recapitata la lettera di assunzione. Aveva passato l’intera settimana facendo colloqui di lavoro, ma l’unico posto che lo aveva convinto abbastanza era un locale underground, perché era un ambiente il più lontano possibile dai gusti di qualunque persona di sua conoscenza. Non voleva essere costretto a incontrarle, o a dare spiegazioni per la sua sparizione, non quando queste si sarebbero rivelate inutili: non sarebbero riusciti a riportarlo indietro, dunque era vano qualunque sforzo in questa direzione.

Inoltre era un ambiente che non gli era nuovo: ne aveva visitati molti di posti del genere, quando gli servivano informazioni per prevedere quale avrebbe potuto essere il prossimo obiettivo del Sakurazukamori. All’inizio lo avevano urtato e basta, con la loro musicaccia troppo forte e la clientela di giovani allo sbando, ma poi ci aveva fatto l’abitudine: non era tanto male, se metteva da parte quello stupido perbenismo. Avrebbe dovuto servire dietro il bancone, perché il compito di servire ai tavoli era affidato alla componente femminile, e questo gli stava più che bene. Lo preoccupava un po’ il pensiero di non farcela, ma trovava le sue motivazioni forti abbastanza da non scoraggiarlo eccessivamente.

Avrebbe iniziato la sera stessa, dunque si preoccupò di usare i soldi della liquidazione che il proprietario del negozio di fiori gli aveva versato sul conto, per comprare abiti più adatti allo stile di quel posto: il direttore si era raccomandato più volte di rispettare quel punto, tanto che Kamui fu costretto a concludere che evidentemente quell’uomo considerava quel look trasandato un po’ lo charm point del locale. Il che era desolante, perché lo costringeva a vestire abiti a cui decisamente non era abituato. Diede un’occhiata alla lista: abiti rigorosamente neri, anfibi, accessori di pelle … e borchie. Diamine. Ce n’era abbastanza per far venire un infarto a chiunque.

Dato che doveva uscire, decise di approfittare del fatto che essendo mattina, Subaru dormisse. Almeno così non avrebbe dovuto fornirgli spiegazioni imbarazzanti prima del tempo; e tornò in tempo per preparare qualcosa da mangiare. Aveva dovuto imparare a forza a cucinare, dato che Subaru pareva vivere d’aria, a quanto aveva potuto constatare aprendo il frigo per la prima volta; ma la cosa non gli dispiaceva, perché questo gli permetteva di rendersi utile almeno in qualcosa. Subaru arrivò in cucina già vestito di tutto punto, come al solito, e notando le borse sul divano, gli chiese se fosse andato a fare compere.

“Ho trovato un lavoro.”

Subaru non poté evitare di chiedersi come fossero correlate le due cose, ma non domandò oltre. Si sarebbe preoccupato di capire più tardi, quando il suo umore, ora evidentemente nero, fosse migliorato.

oOoOoOoOoOoOoOoOoOo

Subaru capì tutto solo nell’istante in cui Kamui gli apparì davanti vestito di tutto punto. Il ragazzo temette per un lungo attimo di averlo ucciso, dato che Subaru lo fissava come se avesse appena visto un fantasma, ma non fece in tempo a dirgli nulla che l’altro sembrò riprendersi dallo shock, per recuperare la sua naturale compostezza.

“Ti sta… bene.”

“Non dire cavolate.”

Subaru sbuffò.

Stai bene. Solo è inusuale vederti indossare qualcosa che non sia la tua divisa scolastica.”

“Non è certo colpa mia, se non posso più frequentare.” Sbottò queste parole girandosi, per nascondere il rossore che gli stava salendo sulle guancie. Che imbarazzo. Presentarsi al locale vestito così, per lui era un’autentica prova di coraggio. E Subaru non gli era certo d’aiuto; avrebbe potuto sforzarsi di nascondere il proprio disappunto, almeno.

L’altro, d’altro canto, di tutto avrebbe potuto aspettarsi, meno che quello: Kamui indossava un pantalone nero abbinato ad una maglietta senza maniche dello stesso colore; portava una cintura con due giri di borchie piatte e vari braccialetti in metallo ad un polso, mentre al collo aveva legato in più giri un nastro di stoffa nera. Era bello. Non c’era molto altro da dire.

“Li hai scelti tu?”

Kamui scosse la testa.

“Mi sono fatto aiutare.” Lo ammise con tono sconsolato. Aveva chiesto qualcosa di semplice, ma non appena lo aveva visto, la commessa, felice per il fatto di star vestendo ‘un ragazzo così carino’, a sua detta, aveva iniziato a dare i numeri, facendogli indossare di tutto e di più. Per fortuna era riuscito a lasciare giù le cose che a suo avviso parevano troppo esagerate, ma per il resto non c’era stato molto da fare, purtroppo. Aveva pagato ed si era dileguato giurando di non rimettere più piede là dentro, anche se era improbabile, dato che prima o poi sarebbe dovuto tornare per rinnovare il guardaroba e quello era uno dei posti migliori sulla piazza.

“Ora devo andare. Il mio turno inizia alle undici.”

A giudicare dal tono con cui aveva pronunciato quelle parole, non doveva esserne particolarmente entusiasta, notò Subaru, prima di lasciarlo alle sue cose con un sorrisetto divertito dipinto sul volto.

oOoOoOoOoOoOoOoOoOo

Kamui non aveva alcun dubbio sul fatto che quella serata potesse essere classificata come una delle più strambe della sua vita. Fu introdotto dal direttore all’intero corpo di camerieri, per la maggior parte formato da ragazze che si dimostrarono più che disponibili nell’aiutarlo in caso di difficoltà. Con somma angoscia, gli parve di cogliere anche qualche sguardo strano da parte di alcune di loro, ma cercò di non pensarci. Doveva concentrarsi sul lavoro, se non voleva essere licenziato dopo la prima sera.

E, stranamente, si divertì. Servire tutta quella gente, essere in grado di dimenticare tutto anche solo per un breve istante, amare la vita. Amarla per il fatto di non sapere mai cosa ti riservi, a prescindere dal bene e dal male. E anche se era una sensazione che non avrebbe mai pensato di poter provare, gli piacque, anche troppo, forse. Ma non ebbe il tempo di dispiacersi di questo. Solo una domanda gli aleggiava nella mente: perché lì si sentiva a suo agio, ma nel negozio di fiori no? Non era sicuro di saperne la risposta, ma poteva darsi che la differenza risiedesse nel fatto di essersi messo nella condizione di fare delle scelte proprie. Essere Kamui: perché gli risultava così difficile? Forse perché esserlo, avrebbe presupposto salvare Fuuma e distruggere quel mondo? Ma questo pensiero, per la prima volta dopo tanto tempo, non gli fece alcun male. Non lì. Non in quel momento.

Tornato a casa verso le cinque, si accorse di ricordare a malapena i volti delle persone che lo avevano circondato. Sapere senza per forza conoscere: perché ne era così felice? Quella era solo una vuota sensazione. Una felicità illusoria. Ma allora perché si sentiva ‘così’? Senza alcun peso… come volare. Lo sapeva. Aveva sbagliato, quando all’età di dieci anni aveva permesso al suo cuore di chiudersi al mondo esterno. Per quanto il dolore della separazione dai suoi due amici d’infanzia fosse forte, per quanto fosse sicuro che nessuno sarebbe stato come loro, avrebbe dovuto ugualmente aprirsi per essere ferito dagli ‘altri’. Per maturare, per permettere al suo mondo interiore di crescere, non facendosi più gettare nella disperazione. Per diventare forte. Forse, così, sarebbe cambiato qualcosa? Poteva anche darsi di no; dopotutto quel destino crudele non se l’era scelto lui, quella non era colpa sua. Per questo, ora doveva combattere: per non essere più costretto a fare qualcosa di cui si sarebbe pentito. Per non macchiarsi più di colpe. Per essere in grado, la prossima volta, di salvare chi amava senza alcun sacrificio. Per vivere. Per essere felice.

Anche senza più il suo Fuuma.



Comments

( 7 Fallen Leaves — Leave a leaf )
madhatter_hali
Nov. 23rd, 2008 12:30 pm (UTC)
fuuma alla fine dovevi nominarlo per forza eh?XD

davvero bel capitolo leggero rilassante..la quiete prima della tempesta?XD
me si è immaginata kamui vestito di borchie...e non ti dico cosa è nato nella mia testa quando subaru ha detto ti stanno bene...
ormai ho la mente del tutto deviataXD

povero kamui chan però, mi dispiace per i suoi incubi è brutto non dormire la notte e io me ne intendoXD
zizi mi sto decisamente affezionando a kamui, ormai è parte di me...
ti rendi conto di cosa mi hai fatto dire??XD
eris4
Nov. 24th, 2008 08:39 pm (UTC)
Tu che dici di starti affezionando a Kamui è pressapoco un miracolo... Anche se ti giuro che quando ho scritto la storia dell'insonnia, non ho pensato che tu avevi lo stesso problema! Altrimenti lo avrei evitato...XD

Inevitabile era la pugnalata finale... Anche se con Fuuma la sto tirando un po' troppo per le lunghe... e non ho ancora finito; mi manca il colpo finale nell'undicesimo capitolo. *me non sa se lo vuole scrivere*XD

Noooo voglio sapere cosa ti è passato per quella tua testa deviata! Me lo dici su msn, d'accordo? *It's fan-time*XDDD Qual è il bello di scrivere una storia del genere se poi non posso fangirlarci su?XDDD

La quiete prima della tempesta? Uhm, può darsi... Non ci avevo mai pensato sinceramente, ma a questo punto mi sa di si. *I lettori sono più attenti di me, accidenti!*^^''''
madhatter_hali
Nov. 24th, 2008 09:12 pm (UTC)
ahah autrice distrattaXD

davvero è meglio che tu non sappia cosa ho pensato sono scandalizzata io stessa dai miei pensieri... e sono giunta alla conclusione che subaru è più seme di lavi 0_0
il mondo si è capovoltoXD
coneria_white
Dec. 14th, 2008 06:12 pm (UTC)
Sono Sonadow_Yuffie e mi sono letta i capitoli che mi mancavano.
Ora, non so quano riuscirò a fare un commento costruttivo, ma...
la commessa maniaca era tomoyo, vero? XD
eris4
Dec. 14th, 2008 07:27 pm (UTC)
Se non era Tomoyo, era sua sorella gemella**XDDD

Per il commento prenditi pure il tempo che vuoi... anche se mi fa piacere sapere che leggi^^
coneria_white
Dec. 14th, 2008 10:57 pm (UTC)
XDXDXD
Imagino, povera stella XD A Kamui va sempre tutto malissimo xD

Grazie, è che ho un mare di cose da recuperare/commentare e sto cercando di mettere in piedi un mio archivio XD
ah, il capitolo sette ha qualcosa che che veder con due lettere meravigliose, vero?
eris4
Dec. 15th, 2008 07:11 pm (UTC)
In realtà facevo riferimento a Nana^^
Il modo di vestire di Kamui è molto sul genere, non trovi?XD
*ma tu che intendevi? O_____O*me è curiosa*XD
( 7 Fallen Leaves — Leave a leaf )